Carla D’Aurelio - critico d’arte - Pescara

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Presentazione mostra personale DECOSTRUZIONE CONCETTUALE c/o Museo d'Arte Moderna Vittoria Colonna, Pescara - 09 Luglio 2016

Chi è Stefano Di Loreto:

Artista autodidatta che comincia a riconoscersi come tale da circa 15 anni fa quando si avvia con convinzione a seguire quella strada che si era aperta nel mondo occidentale a partire dal 2° dopo guerra con le forme creative dell’arte concettuale, della pop art e ciò in seguito alle profonde trasformazioni della società che riflettevano i grandi mutamenti economici, finanziari e culturali avvenuti in quel periodo.

L’opera di Mario Schifano e ancor più quelle del “nouveau realisme” di Fernandez Arman che ha portato l’oggetto nel contesto pittorico sancendone la sua autonomia espressiva, hanno rappresentato i modelli e i riferimenti culturali nei quali Stefano Di Loreto ha individuato il proprio percorso artistico, nutrendolo poi di propri elementi creativi e personali ricerche sulla complessità e sulle trasformazioni del mondo contemporaneo.

Questa mostra dopo quella tenuta al MuMi a gennaio di questo anno, considerabile una antologica della produzione degli ultimi 15 anni, propone circa 40 opere, le più recenti, realizzate tra il 2015 e il 2016. E’ impressionante, a dir poco, la capacità di questo artista di realizzare in così poco tempo un numero tanto rilevante di lavori. E’ assai probabile che queste opere fossero già da tempo nel pensiero dell’artista che poi le ha materializzate quasi di getto sulle tele.

Il lavoro dell’artista è una esplorazione perenne, una ricerca di significati da scoprire e da esprimere, nell’eterno dubbio dell’incertezza, quindi un lavoro che non si definisce mai, e forse non si conclude nemmeno sulla tela perché ogni momento espressivo ne evoca un altro ancora invisibile, ancora da scoprire. Il titolo della mostra “decostruzione concettuale” che non è altro che il nome della ricerca creativa di Stefano Di Loreto, rappresenta l’atto di compiere il processo inverso rispetto a quello che ha portato alla costruzione di una situazione, smontandone e rovesciandone i significati, deformando la realtà data. Un titolo che mette insieme il pensiero filosofico di Jaques Derrida come annientamento del concetto di sistema che ingloba tutto in sé, con i fondamenti dell’arte concettuale intesa come elaborato di pensieri e idee.

Un titolo che ci introduce immediatamente dentro il senso della ricerca artistica di Stefano Di Loreto, dentro quella sorta di sollecitazione a non fermarsi alla realtà esistente/apparente e quindi a cercarne un’altra.

La decostruzione, diversamente da quanto si potrebbe pensare, non distrugge, ma svela un opposto, una realtà prima invisibile. Tutte le opere, infatti, presentano concetti in dicotomia in cui l’uno contiene in “nuce” anche il suo opposto, come nel principio Yin e yang.

Le opere in mostra riferite a diverse tematiche evocano un mondo che è quello che sta intorno a noi e nel quale viviamo nella quotidianità, nella normalità. Quella normalità a cui siamo talmente abituati da diventare insignificante, incapace di produrre approfondimenti perché tutto, noi compresi, è sprofondato nella norma. Cellulari, catene, ingranaggi meccanici, penne bic, pile di monete, testate di giornali, emoticon, orologi, gelati industriali sono cose, oggetti reali che usiamo quotidianamente, senza suscitare in noi alcuna riflessione, alcuna curiosità oltre il semplice utilizzo. E ciò fino a quando questi stessi oggetti o elementi non riprendono vita sulla tela attraverso un gesto imprevedibile dell’artista che li rimuove dalla quotidianità, dalla pura percezione sensoriale, rigenerandone i significati, e mostrandoci come la magia dell’arte riesca a trasformare quelle grezze immagini della realtà in espressioni addirittura poetiche, restituendoci nello stesso tempo quella capacità critica del pensiero a guardare oltre.

Egli non utilizza i mezzi espressivi tradizionali, ma porta sulla tela oggetti ready-made come penne bic, provette, cellulari, ingranaggi, monete etc., e agisce sul quadro con ampie frustate di colori cariche di una energia capace di scuotere l’intero contesto. Una energia che produce scintille di colori che poi si depositano come sciami di api sul fondo della tela.

Sulle tecniche utilizzate e sulle diverse tematiche trattate dall’artista vi introdurrà dettagliatamente la dott.ssa Annalisa Fanti, mentre io mi limiterò al tema del “ tempo” rappresentato dagli orologi e per conseguenza al concetto numerico presente nelle ultimissime opere.

Il Tempo, il grande contenitore dell’ esistenza di ogni cosa, di ogni forma vivente, della vita e della storia degli uomini sulla Terra.

Qual’è il suo significato, e cosa contiene il nostro tempo moderno?

Nell’antica Grecia venivano utilizzati diversi termini per indicare il tempo, tra cui il tempo Kronos e il tempo Kairòs; il primo ciclico, di natura quantitativa, riferito allo scorrere delle ore e quindi al passato, al presente e al futuro, il secondo, Kairòs, di natura qualitativa era il tempo fuori dalla cronologia, quello speciale che allarga il nostro spazio di esistenza consentendoci la libertà di cogliere e costruire qualcosa di nuovo da qualcosa di rigido e vecchio.

Nei tempi moderni siamo sempre più asserviti al tempo Kronos dell’orologio. Misurare il tempo è diventato una ossessione che pervade ogni attività umana, come necessità di un tempo sempre più stringente, preciso, più infittito di cose da fare e di obiettivi da raggiungere, nell’illusione di guadagnare tempo da vivere e soprattutto ricchezza. Ci ritroviamo così a vivere un tempo quasi disabitato dall’uomo, dove numeri e lancette sempre più veloci prendono il posto della nostra vita interiore. Rinunciamo al tempo della psiche, al tempo per riflettere , per essere solidali, alla bellezza di un tempo che ci potrebbe rendere più liberi e felici. Rinunciamo a quel tempo che più facilmente eliminiamo, costretti dal potere di un sistema che determina ogni regola.

Stefano Di Loreto esegue la decostruzione concettuale del tempo attraverso le forme degli orologi che ci si presentano prima regolari e poi ridotti in pezzi, a significare la necessità e la possibilità di rompere quell’ingombrante tempo cronologico e aprire nuovi varchi attraverso i quali intravedere ciò che esiste oltre, in questo caso quel tempo Kairòs che abbiamo sacrificato ad un supposto benessere materiale che giustifica pratiche distruttive ed inquietanti, sfruttamento della natura e degli uomini, manipolazioni e quant’altro.

L’intera produzione di Stefano Di Loreto, nella diversità delle tematiche, nasce ovviamente dentro il tempo della modernità, da quel tempo cronologico chiuso, intenso, generato da ragioni produttive e di arricchimento che sacrificano fino all’eliminazione ogni altra possibilità o esigenza umana.

L’uomo si ritrova ad essere il soggetto-oggetto di un sistema che subisce e nello stesso tempo contribuisce a nutrire, avvolto in una spirale illusoriamente ampia ma inevitabilmente ineludibile, che ne condiziona profondamente la libertà e la capacità di vedere possibilità di vita diverse.

Attraverso il processo della decostruzione concettuale Stefano Di Loreto porta all’espressione idee e riflessioni non normalmente visibili, ma che il gesto pittorico sollecita e riesce a generare sulla tela restituendole alla sensibilità di chi guarda.

Seguendo il percorso della mostra, come andremo a vedere, si coglie la sensazione che l’uomo moderno viva tranquillamente in un caos comunque accettato, perché il caos, la confusione, la mancanza di giudizio critico, sono entrati a far parte della normalità della vita, dove non esiste più il tempo per riflettere e quindi la fiducia in una diversa visione possibile della realtà.

Nelle ultimissime opere troviamo solo numeri non più ingabbiati in un sistema, numeri astratti, puri, che secondo la filosofia dei pitagorici rappresentano l’archè, il principio vitale armonico che governa i fenomeni della vita. Sono gli occhi dell’anima che vedono infinitamente più lontano dagli occhi del corpo. Mi piace concludere questo discorso pensando queste opere e questi numeri come segnali che l’artista ci offre per immaginare una speranza.

Dott.ssa Carla D’Aurelio - Pescara 09 Luglio 2016