Caterina Di Loreto - letterata e poetessa - Roma

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Presentazione mostra personale DECOSTRUZIONE CONCETTUALE c/o Museo Michetti, Francavilla al Mare - 09 Gennaio 2016

Dopo anni di incessante ricerca del proprio stile pittorico personale, Stefano Di Loreto si afferma nel panorama artistico internazionale come artista del tutto originale e innovativo: se infatti le movenze spontanee dei colori evocano alla memoria quell’astrazione gestuale affermatasi nella seconda metà del secolo scorso, privilegiando l’atto fisico del dipingere piuttosto che il risultato estetico, sulle tele vediamo emergere - e poi soccombere sotto un vivace afflato di colori - oggetti concreti desunti dalla vita quotidiana, con una fusione dicotomica di istintività e costruzione, da cui il Concetto affiora sempre come l’elemento privilegiato.

L’artista sprigiona l’energia dei colori per lanciare il suo grido di dolore di fronte alla brutalità e all’inquietudine che affliggono l’uomo moderno: “frustate” di giallo, rosso, blu, nero e bianco vengono inferte con violenza alle tele, che sembrano restare ferite come l’uomo soccombe sotto i colpi della violenza quotidiana, in un’esplosione di colori che, se da un lato, simbolicamente, restituisce all’uomo tutta la violenza perpetrata e subìta, dall’altro si adagia sulla tela come un’arma pacifica, che, nella sua vivacità e purezza, sembra essere essa stessa strumento di recupero della perduta innocenza. È così che, dietro un apparente nichilismo che ci atterrisce alla prima impressione di fronte alla passionalità cruenta delle opere del Di Loreto, si celebra in realtà una rivalsa dell’uomo moderno: ad essere distrutti sotto le frustate di colore sono infatti quei simboli dell’era capitalistica che, secondo l’artista, ha abbrutito l’umanità, trasfigurando l’uomo in non-uomo, come l’adorazione del potere economico, che impera come unica legge e unica divinità capace di annientare tutte le altre e che ci allontana sempre più dagli altri uomini; la manipolazione selvaggia della natura, che sfinisce la forza generatrice della vita innestandole poco a poco un irrimediabile senso di morte; l’effimerità della comunicazione telematica, che esaspera l’individualismo imperante e così il nostro senso di solitudine; la frenesia cieca del tempo meccanico, che ci ha discordati dai ritmi lenti del ciclo naturale; la globalizzazione, che ha calpestato la ricchezza delle diversità, conducendo tragicamente all’omologazione del pensiero; la barriera che, sempre più alta, gli uomini forti innalzano contro gli uomini deboli, e che come un filo spinato li relega lontano, li umilia, ferisce e li condanna ad essere “diversi”.

In questo modo Stefano Di Loreto attua una decostruzione innovativa, non degli Oggetti, ma dei Concetti, per annientare quel sistema unificatore che ci porta irrimediabilmente ad identificarci con qualcosa di precostituito, per svelarne tutti i pregiudizi e le contraddizioni, ma anche per affermare, de-costruendo, una costruzione di Concetti positivi. E allora, se da un lato Wall Street in un cielo nero precipita al suolo sotto forma di vane monetine, dall’altro, affacciati timidamente tra le sbarre di colore, tentano di divincolarsi Concetti costruttivi, come il pensiero critico, la riflessività, il riciclo degli scarti, un’alimentazione genuina, la solidarietà e la pietà umane, sotto forma di oggetti che emergono concretamente dalle tele e che, desunti dalle distrazioni della nostra vita quotidiana, sembrano qui rivendicare disperatamente un nuovo senso e una nuova anima.

Dott.ssa Caterina Di Loreto - 09 Gennaio 2016