Daniele Radini Tedeschi - storico dell’arte - curatore alla Biennale di Venezia - Roma

radinitedeschiLa Marge, Guatemala Pavilion - Biennale Arte 2017, Curated by Daniele Radini Tedeschi, Edizioni Start (57th International Art Exhibition - La Biennale di Venezia)
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Stefano Di Loreto. Tempo decostruzione al quadrato
Anche un orologio fermo segna l’ora giusta, due volte al giorno (Hermann Hesse)"

Una macchia rettangolare bianca in lontananza spicca alla vista per un insolito moto ondulatorio rispetto alle altre opere in mostra. Avvicinandosi ci si accorge che è una tela luminosa, e ancor più prossimi, si comincia a notare uno strano orologio impazzito. L’opera di Stefano Di Loreto affronta il tema del Tempo, simulandolo, immettendosi all’interno di esso per giungere sino al margine tra tempo meccanico e tempo naturale. Un orologio esploso, infranto, ridotto in pezzi, è la metafora di una necessità umana giunta ormai alla sua più imminente riscossione: troppo a lungo si è condizionata una esistenza dietro alle strutture innaturali - regole, orari, discipline - ed ora la parte naturale rimanente nell’uomo può solo che ribellarsi. Distruggendo ogni cosa. L’orologio così diviene il pretesto per una decostruzione dell’idea stessa di tempo, minata nella sua dimensione oggettiva. Molto attinente risulta essere la definizione che Aristotele forniva al Tempo, ovvero “il numero del movimento secondo il prima e il poi” (Fisica IV, 11, 219b) quasi come un grande pendolo agitato da un lato passato ad un altro futuro. Ed ecco l’immagine di un automa dalle sembianze di quadro-orologio, impazzito nella sua mobilità dinamica, futurista quanto basta, minimale per ragion d’essere, folle per interiorità, cuore e viscere della sostanza di ingranaggi, incastri, ruote, cavi elettrici. Una vita meccanica per un’opera d’arte cinetica che vede nel movimento la sua essenza e la sua realizzazione.

Nell’epoca del digitale sembra che ogni azione umana sia soggetta non tanto al tempo piuttosto alla sua misurazione, ansiosa, nevrotica, compulsiva. Anche gli animali ad esempio vivono nel nostro stesso tempo, ma trovano una cadenza naturale così diversa dal nostro ritmo delirante. L’uomo non sarà mai in grado di misurare correttamente il tempo, potrà solo inseguirlo perfezionando la sua tecnologia o la sua meccanica, ma in nessun modo riuscirà ad afferrare la sua essenza impalpabile; a tal proposito le parole di Sant’Agostino tornano quanto mai calzanti: “Che cos’è allora il tempo? Se nessuno me lo chiede lo so; se dovessi spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so”. Inoltre, per meglio comprendere il messaggio dell’opera dell’artista bisogna riflettere sulle parole scritte (nota.1) da Caterina Di Loreto, sua figlia, sensibile poetessa e attenta osservatrice dei fenomeni artistici contemporanei, la quale sostiene: “Nell’epoca in cui la meccanicità e le telecomunicazioni ci costringono a ritmi di velocità inesorabili, tutto si dispiega tanto rapidamente che il tempo soccombe insieme a noi sotto la cieca frenesia a cui l’uomo l’ha condannato; scriveva William Faulkner a metà del secolo trascorso “Il tempo è morto fintanto che è scandito da piccoli ingranaggi. Solo quando l’orologio si ferma il tempo prende vita”. Se tutto viene tramutato ai fini di un ordine meccanico e artificiale, anche il tempo è stato ingabbiato dentro a un ingranaggio meccanico, tuttavia Stefano Di Loreto travalica il suo estro artistico e si erge sull’apparente ineffabilità del tempo come un vate, il suo profeta, la sua voce; egli fregiandosi della forza dirompente ma armonica del colore bianco, si scaglia contro l’orologio, la gabbia meccanica, e libera il tempo, restituendolo a nuova vita, oscillando fra una bellezza artistica che delinea un’estetica sfiorata da un alito ascetico e la potenza del vaticinio, profezia di un messaggio nuovo da annunciare all’umanità”.

Dott. Daniele Radini Tedeschi - Venezia 12 Maggio 2017

 

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Stefano Di Loreto. Squared time deconstruction
Even a stopped clock marks the right time, twice a day (Hermann Hesse)”

A white rectangular stain in the distance stands out at sight by an unusual undulatory motion compared to other operas on display. Approaching one realizes that it is a bright canvas, and even more forthcoming, you begin to notice a strange crazy clock. The work of Stefano Di Loreto deals with the theme of Time, simulating it, entering the inside of it to reach up to the margin between mechanical and natural time. An burst clock, shattered, broken to pieces, is a metaphor for a human need now in its most imminent collection: for too long it has been conditioned in an existence behind unnatural structures –rules, schedules, discipline- and now the natural remaining part in man that can only rebel. Destroying everything. The clock thus becomes the pretext for a deconstruction of the very idea of time, mined in its objective dimension. It results to be most relevant to the definition that Aristotle provided to Time, or “the number of movement according to the before and after” (Physics IV, 11, 219b) almost like a big pendulum agitated from a past side to a future side. And here is an image of an automaton from the clock-framework, features, crazy in its dynamic mobility, futuristic enough, minimal reason for being, inwardly insane, heart and gust of the substance of gearing, interlocking, wheels, electric cables. A mechanical life for a work of kinetic art that sees in the movement its essence and its realization.

In the digital era it seems that every human action is subject not so much to time rather to its measurement, anxious, neurotic, compulsive. Even animals for example live in our same time, but find a natural cadence so different from our delirious pace. Man will never be able to properly measure time, can only follow it by perfecting its technology or its mechanics, but in no way able to grab its impalpable essence; in this regard the words of St. Augustine return fitting than ever: “What then is time? If no one asks me I know; if I had to explain to someone who asks me, I do not know”. Furthermore, for a better understanding of the artistit’s work message you have toreflect on the written words (note.1) from Catherine Di Loreto, his daughter, sensitive poet and a careful observer of contemporary artistic phenomena: “The era in which the mechanicity and telecommunications are forcing us to speed inexorable rhythms, everything unfolds so quickly that time succumbs with us under the blind frenzy to which man has condemned it. William Faulkner wrote in the middle of last century “Clocks slay time…time is dead as long as it is being clicked off by little wheels; only when the clock stops does time come to life”. If everything is transformed for the purpose of a mechanical and artificial order, even time has been caged inside a mechanical gear, which trains it at command like a fair now reduced to domesticate and humiliate it by depriving it of its true essence. Nevertheless Stefano Di Loreto goes beyond his artistic flair and stands on the apparent ineffability of time as a foreseer, his prophet, his voice: in the opera Time squared deconstruction, himself rubbing of the disruptive force yet harmonious of the white colour, he inveighs against the clock, the mechanical cage, and liberates time, restoring it to a new life, fluctuating between an artistic beauty that delineates a brushed aesthetic by an ascetical breath and power of prophecy, the prediction of a new message to deliver to humanity”.

Dott. Daniele Radini Tedeschi - Venezia 12 Maggio 2017