Stefania Pieralice - curatrice d'arte - Roma

pieralice Estetica Paradisiaca "L’Italia degli Artisti. Dalla 56° Biennale di Venezia al Giubileo della Misericordia. Talenti e maestri a confronto" Edizioni Start

Artista autodidatta, Stefano Di Loreto inizia a dipingere quadri figurativi già da ragazzo, scoprendo in seguito una particolare fascinazione verso un tipo di arte più rarefatta e concettuale. Il suo percorso di ricerca lo conduce ad avvicinarsi alla Pop-art italiana e al Nouveau Realisme, dei quali ammira la libertà espressiva e l’utilizzo del colore. Nel corso degli anni Duemila Di Loreto ha disegnato vari prodotti per un marchio italiano ed ha partecipato a diverse rassegne artistiche; in particolare una personale ospitata nel Palazzo Sirena di Francavilla al Mare a cui ha fatto seguito l’esposizione internazionale “Artisti per il Giubileo”, svoltasi in occasione dell’Anno Santo. Negli ultimi mesi, infine, ha esposto le sue opere in una personale di pittura presso il Museo Michetti (MUMI) di Francavilla al Mare.

Stefano Di Loreto ha suddiviso i suoi dipinti in una serie di sezioni tematiche, ognuna delle quali comprende dalle quattro alle dodici tele, contraddistinte da titoli ed argomenti assai specifici: comunicazione, tempo, alimentazione, economia, globalizzazione e “Humanitas”. L’opera con cui l’artista partecipa alla rassegna “L’Italia degli artisti” fa parte della sezione dedicata al tempo, ed è la quinta delle sei tele di quest’area tematica. Il dipinto è contraddistinto da uno sfondo totalmente bianco: la sua superficie, tuttavia, non è uniforme ma presenta delle incrostazioni di materia, delle tracce di colore colato che le conferiscono un aspetto mosso ed articolato. Il punto focale della composizione è un orologio dipinto di bianco e posto in rilievo, fermo a segnare le ore dieci e trentuno minuti. La lancetta dei secondi, solitamente colorata in rosso, presenta qui una tonalità rosa intenso, la stessa che distingue l’interno dello zero delle ore dieci. Il colore è steso in modo da presentare grumi e pare che l’artista abbia letteralmente riempito l’interno del numero di matera tinta. La zona inferiore del quadrante è contraddistinta da minuscole tracce di colore azzurro, gocce quasi invisibili che contribuiscono tuttavia all’equilibrio cromatico dell’opera. L’orologio è attraversato da gocciolature rapide di colore, che procedono incrociandosi dal basso verso l’alto, da sinistra verso destra e viceversa. La tecnica del dripping, inventata da Jackson Pollock e utilizzata dagli Espressionisti Astratti, è molto amata da Stefano Di Loreto che la utilizza nella sua forma originale, stendendo la tela per terra e lasciando gocciolare il colore dall’alto. Le linee che attraversano l’opera paiono dei graffi che investono nel loro cammino l’oggetto della tela, interrompendosi all’esaurirsi della loro corsa. L’incrocio di linee genera una sovrapposizione di materia, che diventa più densa e fitta al centro della tela. Anche le altre opere della collezione “Tempo” presentano orologi, molti dei quali fermi alla stessa ora ed attraversati da rette di colore più o meno marcato. Talvolta le linee diventano così fitte e spesse da assumere la parvenza di cancellare e coprire gli orologi.

Tramite queste opere, Stefano Di Loreto intende mettere in evidenza il contrasto tra il tempo meccanico (quello dell’orologio) ed il tempo naturale. L'Età Moderna è stata infatti l’epoca del controllo sul tempo: il progresso tecnologico ha permesso di analizzarlo in modo scientifico e di piegarlo alla necessità della produzione. La nostra epoca ha ereditato questo fenomeno e ogni persona scandisce gli impegni della sua giornata in base ai secondi tracciati dalle lancette del suo orologio. Con la sua opera, Di Loreto vuole ricordare al pubblico che il modo in cui consideriamo il tempo è una mera convenzione umana, lontana da ciò che realmente esso rappresenta. Lo sfondo bianco della tela “Tempo 05” rappresenta l’originaria purezza, che dialoga con il tempo naturale e rifiuta quello automatico e meccanico. L’auspicio dell’artista è dunque quello di poter sentire nuovamente il fluire del tempo originario, indistinto e senza fine, liberandosi dalle catene autoinflitte di una rincorsa verso l’istante perduto.

Dott.ssa Stefania Pieralice - 18 Marzo 2016